Il blog di Lovli

Sep 17

È arrivata la nuova App di Lovli!

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Ad ottobre 2012 quando abbiamo lanciato Lovli avevamo chiari i nostri obiettivi: Lovli doveva essere un sito in cui scoprire nuovi talenti, ripercorrere la storia del design italiano e approfittare di vantaggiose offerte su arredi, complementi e lifestyle. Ma soprattutto Lovli doveva essere la più grande community di designer, appassionati e aziende in Italia.

Siamo felici di aver trasformato i nostri progetti in realtà e così oggi vogliamo festeggiare il raggiungimento di questi obiettivi con un’altra sfida.

Abbiamo creato una App per iPhone tutta dedicata al meglio del design italiano che completa l’esperienza su Lovli dandole una veste più social e permettendovi di condividere al meglio la vostra passione per il design, trovare spunti e idee su come arredare casa o semplicemente rifarvi gli occhi.

La nostra nuova App vi dà la possibilità di:

- Scoprire il meglio del design italiano, dai nuovi talenti ai Maestri, attraverso l’ampio catalogo permanente di mobili, complementi, accessori e lifestyle suddiviso per tipologia di prodotto

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- Creare il vostro profilo personale e, attraverso la dashboard, tenere d’occhio i gusti dei vostri amici o dei designer che preferite

- Lasciarvi ispirare dalle bellissime foto delle nostre soluzioni d’arredo, e collezionare quelle che amate nella sezione “My Collection” del vostro profilo. Basta cliccare sul tasto “Lovli”

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- Monitorare le scadenze delle offerte da non perdere nella sezione “My Calendar” del vostro profilo

- Condividere la vostra passione per il design con i vostri follower e costruire la vostra “Lovli community”

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- Navigare in modo piacevole e intuitivo

- Accedere alla App tramite e-mail o Facebook

- Accedere alle offerte a tempo con sconti fino al 70% riservate ai nostri iscritti

- Acquistare i prodotti che desiderate con un click

Siamo molto contenti e speriamo che anche a voi piaccia! Scaricatela gratuitamente dall’App Store e fateci sapere le vostre impressioni! 

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Sep 16

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Sep 15

MIND IN ITALY. Viaggio tra le eccellenze del design del Bel Paese

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C’è un posto in Italia il cui nome rievoca in tutti la stessa cosa: l’arte del vetro nelle sue infinite forme. Il posto, come avrete capito, è Murano, e io ci sono andato per voi.

Mind in Italy è il progetto che Lovli seguirà per la propria community e prevede un viaggio per l’Italia delle Eccellenze e del saper fare, del grande artigianato, delle scuole di arte del forgiare capolavori che per tutto il mondo hanno assunto il titolo nobiliare di Made in Italy.

Il nome Mind in Italy, vuole però dare un valore aggiunto a ciò che è stato fatto, sottolineando il concetto che ogni prodotto, prima di essere creato, è stato soprattutto pensato. Questa sinergia tra un manufatto e l’idea che lo partorisce è per noi “il fatto in Italia”.

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Ma torniamo indietro di qualche ora.

Siamo nel cuore di luglio e la stazione di Milano Centrale alle nove del mattino è un crocevia di mondi e di persone spinti tutti dalla stessa forza: la fretta. 

Zaino in spalla, un completo forse più adatto ad un aperitivo a Capri che ad un paesaggio lagunare e occhiali da sole da sintomatico mistero. Ecco come mi sono presentato al mio appuntamento con Murano, sembrando l’unico turista tra una folla di pendolari, ragazzi in gita e un numero imprecisato di curiosi sotto il tabellone delle partenze e arrivi. Tra questi anch’io, ed è così che apprendo di aver perso per soli due minuti il mio treno.

Il realtà il Vostro turista, il sottoscritto, si appresta a far visita al primo dei distretti del saper fare italiano, dove incontrerà alcune delle aziende storiche muranensi: i Fratelli Toso, maestri dell’arte vetraia dal 1854 e la fornace di Ercole Moretti, tra i più rinomati manipolatori di Murrina.

Squilla il telefono. Pronto? - Si, non ti sento bene…ci sono delle gallerie - faccio io, rispondendo alla chiamata. La linea salta un paio di volte, ma il telefono squilla nuovamente. Sono Tiziano (Founder di lovli) - si sente all’altro capo del telefono - Sei già arrivato? Mi sono limitato a dire di essere ancora sul treno, fatto di per sé inconfutabile, ma tralasciando il particolare per cui, a passo di lumaca, l’intercity delle 10.15 non era ancora neanche alle porte di Bergamo, direzione Venezia.

Tre ore dopo, schiacciato un mini pisolino, sono già arrivato a destinazione. 

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La bellezza di questa città non finisce mai di incantarmi, ma il mio ritardo sulla tabella di marcia, non mi consente un approdo più morbido, godendo di una sosta al più vicino bar, dove consumare quello che sarebbe stato il terzo caffè della giornata.

Mi faccio spazio tra una folla di turisti, il cui chiasso sembra una babele, mi nascondo sotto larghe falde di finti panama comprati a buon mercato nelle bancarelle vicine, sgomito un po’ e mi assicuro un posto sulla prima navetta per Murano.

Sebbene quella del 2014 non passerà alla storia come un’estate calda e afosa, quel giorno il sole sembrava lavorare con incessante energia, riscaldando ogni superficie sottostante, non dispensando nessuno da una copiosa sudata, ma restituendo a canali, palazzi e ponti veneti una raggiante bellezza.

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È ormai ora di pranzo quando il mio dito indice preme sul citofono di un anonimo portone di Fondamenta Navagero. Risponde Marcello Moretti, erede e locomotiva della nuova generazione dell’antica fornace di Murano. Vengo accolto con estrema cortesia e subito introdotto in un mondo che mai avrei pensato di trovare oltre quell’anonimo portone in alluminio. L’effetto è quello di alcuni racconti alla L. Carrol, dove si viene catapultati, all’improvviso, all’interno di una scatola magica. 

Un grande ufficio con mobili vintage e una scrivania di modernariato anni’50 sono l’anticamera della fabbrica Moretti. Grandi sale adibite alla lavorazione della Murrina, forni di varie dimensioni e alcuni dipendenti al lavoro; tutti gentili e alle prese con dei gesti che sembra si ripetano uguali da secoli. 

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Un signore dai capelli bianchi, magro e con degli occhiali dalla montatura scura mi viene presentato come il padre di Marcello e titolare dell’azienda. Lui con i vetri ci lavora da più di cinquant’anni e con voce calma, ma  sicura, racconta la sua vita trascorsa a dare forma ai vetri murrina.

I Moretti mi invitano a fare un giro della fabbrica, una grande struttura in mattoni rossi, con cortili nascosti, interni con facciate intonacate color ruggine e centinaia di aste di vetro ammucchiate a fasci di vari colori.

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Ognuna di queste sottili aste tagliate a circa un metro di altezza rappresentano l’origine di un piatto, vaso o decoro in murrina, e questo, per più di una ragione, sembra frutto di un miracolo.

Mi viene mostrato, dall’inizio, il processo di lavorazione che porta poi al risultato finale.

Come vedrete nella sequenza di foto successive, ogni singolo pezzo, tagliato a circa un centimetro andrà a comporre la forma di un oggetto che, delimitato da un materiale simile al rame e resistente alle alte temperature dei forni, sciogliendosi, definirà i contorni di bellissimi decori, vasi e piatti.

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Quello che vedete qui sopra è il risultato finale di un processo lungo, certosino, complesso, impossibile da raggiungere senza il giusto grado di professione e passione. 

Siamo all’ultima generazione di prodotti come rinnovo della tradizionale produzione dell’azienda che nell’aprile del 2012, in occasione del Salone del Mobile di Milano, affida ai designer Tomoko Azumi, Kuniko Maeda, Raffaella Mangiarotti, Shinobu Ito, per dirne alcuni, la nuova linea di altissimo valore artistico.

Ogni stanza è una sorpresa e, allo stesso tempo, un luogo di culto, un museo di storia del nostro paese in cui vengono custoditi i tesori di una famiglia legata dalla passione per l’arte vetraia.

Il giro si conclude nell’area della vecchia fabbrica, oggi restaurata e luogo adibito a visite guidate.

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Lungo questo viaggio nella memoria, sento pian piano distendersi il clima, quella che poteva essere una tensione lavorativa cede al senso di pace che trasmette la famiglia Moretti. Sembra che di stanza in stanza, un legame si saldi e ci unisca. 

Il mio tour, non poteva che concludersi con una foto di gruppo.

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Con la stessa cortesia con cui vengo accolto, dopo un ultimo scambio di battute, saluto tutti e vengo accompagnato all’uscita con sorrisi e solide strette di mano.

Qui, davanti allo stesso portone di alluminio, adesso rovente, si conclude la prima parte del mio viaggio, mentre le temperature a Murano raggiungono il tetto dei 34 gradi. Così, mi ritrovo per le calle in cerca di un nuovo indirizzo dall’altra parte della piccola isola, patria del vetro. 

Sono circondato da un’atmosfera onirica e suggestiva. Faccio fatica a guardare la strada che percorro perché il mio sguardo cade su ponti e canali sempre curioso e attento, scorgendo vecchie fornaci ad ogni passo.

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Mi preparo per il prossimo appuntamento, appena il tempo di un caffè (stavolta riesco) e mi ritrovo già al numero 7 di Fondamenta Colleoni.

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Caterina Toso, ultima generazione della storica famiglia muranense, mi accoglie all’ingresso dell’Azienda, in attività dal 1854. 

Già dai primi scambi di e-mail e poi telefonate avevo avuto modo di cogliere la sua simpatia e disponibilità. Mi sento subito a casa.

Mentre ci scambiamo informali convenevoli, con la coda dell’occhio scorgo un bancone con sopra disposti centinaia di vasi, bicchieri e ciotole in vetro. Sono letteralmente colpito dalla loro bellezza.

Caterina capisce subito da cosa vengo sedotto e mi presenta una collezione di pezzi unici disegnati e prodotti dal Maestro Bruno Fornasier.

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Ne vengo rapito. 

Mi ricordano i capolavori di Scarpa, Martinuzzi, Bianconi e per questo sommergo Caterina di domande, in cerca di aneddoti e storie da divorare.

Nessuno di questi pezzi verrà riprodotto e questo li rende unici e straordinari. Vere e proprie opere d’arte.

I Toso sono un’azienda a conduzione familiare che di generazione in generazione tramandano l’arte vetraia. I Toso sono insieme maestri e designer.

Tuttavia, la maggior parte della collezione che ci viene riservata  dai Toso per il lancio del nostro primo viaggio fra le eccellenze italiane riguarda la selezione del grande Maestro Bruno Fornasier.

Una straordinaria e soprattutto unica raccolta di vasi e ciotole in vetro che raccontano la storia di quest’arte antica.

Bruno Fornasier incarna perfettamente lo spirito del Progetto Mind in italy, in quanto nella sua opera convivono sia l’azione legata alla manifattura del prodotto che la progettazione, l’idea e il design.

Questa rimarrà, infatti, la linea di famiglia che pur affidando al maestro veneto questa straordinaria raccolta, tenderà sempre, per le generazioni che si seguiranno di mantenere sempre il binomio di designer e artigiani, allo stesso tempo.

Non producono da circa vent’anni e stanno lavorando alla loro fondazione che diverrà presto un museo.

Per questa ragione siamo orgogliosi di presentare questa straordinaria collezione, perché si tratta di prodotti museali.

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Come sempre capita in questi casi, il tempo passa in fretta e io ho un treno da prendere per tornare a Milano, sebbene sarei rimasto volentieri e ubriacarmi di tanta storia e bellezza.

Immancabile la foto ricordo dei Toso.

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Fuori c’è ancora un forte caldo che sembra aspettarmi alla porta. Chiedo l’ennesimo bicchiere d’acqua ma rimane solo l’ultima bottiglietta temperatura ambiente. Ne bevo un lungo sorso. Caterina mi accompagna alla porta. Sono felice di sentire il suo entusiasmo per la nostra collaborazione. Ha un’energia contagiosa. Sono sempre più convinto di aver scelto un’azienda solida, piena di storia.

Il manto stradale che si snoda per la piccola isola lagunare scotta come sabbia. Il battello per Venezia è pronto a partire. Il marinaio di bordo sta già sciogliendo il nodo dagli ormeggi. I giapponesi fotografano ogni angolo del panorama. Una brezza lieve asciuga qualche rivolo di sudore che imperlava la mia fronte e, con un sole ormai basso che accompagna il viaggio fino a Venezia, saluto la città di Marco Polo.

Rivedo i momenti della giornata ormai seduto sulla mia poltrona del treno che parte puntuale, e mi rendo conto che solo leggendo questo blog il mio capo scoprirà che anche a Murano sono arrivato in ritardo.

Testo e foto di Lelio Zuccalà 

Sep 14

Brera Coffee Table, Casamilano

Brera Coffee Table, Casamilano

Sep 13

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Sep 12

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Sep 11

Bello! In Svizzera si parla di Lovli :)

Bello! In Svizzera si parla di Lovli :)

Sep 10

Radiocubo, Brionvega

Radiocubo, Brionvega

Sep 09

Tappeti: 5 consigli per scegliere quello giusto

Rendere gli ambienti più accoglienti ma soprattutto più caldi è una prerogativa di fine estate: già ci immaginiamo a trascorrere le serate nel living di casa, armati di plaid e cioccolata! Un valido aiuto a rendere più caldo lo spazio lo dà sicuramente il tappeto, preferibilmente in lana. A lui abbiamo dedicato una selezione speciale su Lovli, con soluzioni per esigenze diverse.

Tutti d’accordo sul fatto che il tappeto, grazie alla sua multifunzionalità, sia il re dei complementi: divide, definisce e raccoglie gli spazi, completa l’arredo di una stanza, è il “terreno di gioco” dei bimbi o zona relax per i grandi, in cucina protegge il pavimento e accanto al letto rende più soft il nostro risveglio.

Ma come scegliere il tappeto giusto? Ci sono vari fattori da considerare. Ecco 5 consigli per facilitarti nella scelta:

1) Misure. Occhio alle dimensioni del tappeto! Sbagliando le misure invece di valorizzare lo spazio potete ottenere l’effetto opposto. Aiutatevi con dei fogli di giornale posizionandoli in terra nell’area dove desiderate collocare il tappeto. Nel living puoi sistemarlo davanti o in parte sotto il divano, per dare un tocco dinamico allo spazio, mentre in camera, oltre alle soluzioni tradizionali, un opzione très chic è farlo partire da sotto il letto, facendolo sporgere circa 50-80 cm in lunghezza e larghezza. In sala da pranzo è molto elegante il tappeto che copre tutto lo spazio del tavolo e delle sedie. Per questi spazi le dimensioni consigliate sono 170 x 240 cm e 300 x 200 cm.image

2) Colore. Considera il colore del pavimento: l’ideale è sempre creare un contrasto cromatico. Evitiamo, quindi, di collocare tappeti dai toni chiarissimi se il pavimento ha nuance neutre, il rischio è che il tappeto si mimetizzi troppo, vanificando la sua funzione. Per parquet, pavimenti con mosaici o particolarmente decorati, scegliamo tappeti lisci in tinta unita, chiari se l’ambiente è poco illuminato e con tonalità più audaci se l’esposizione è favorevole. Optiamo per tappeti dal design eccentrico con fantasie e toni vivaci per dare un po’ di brio ad ambienti semplici e neutri o -se proprio vogliamo osare- affianchiamo più tappeti di uguali dimensioni e stessa palette per frammentare lo spazio e dargli un tocco moderno.

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3) Materiale: le fibre naturali (lana, cotone, lino, bambù ecc.) sono ottime perché assorbono l’umidità in eccesso e la restituiscono quando l’aria è più secca. La lana in particolare è quella dalle migliori prestazioni, oltre ad essere calda, è robusta e ignifuga, mentre il bambù è perfetto in cucina o in bagno. Per chi cerca resistenza e praticità di pulizia le fibre sintetiche sono l’ideale, meno pregiate delle naturali, ma con un’ottima resa e qualità estetiche.

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4) Stile. Il tappeto non deve fare a botte con il resto dei complementi: scegli linee semplici per ambienti già “ricchi”, con tanti quadri alle pareti, tendaggi e mobili dalle linee sofisticate. Per salotti arredati in stile classico si può scegliere dal pregiato persiano a un modello a pelo raso più economico. Per gli ambienti moderni scegli un tappeto dalla forma geometrica ben definita, meglio se a pelo raso, mentre per spazi in stile country gli shaggy con setole lunghe sono l’ideale. Sono ben accetti anche i contrasti di stile, sempre che siano ben bilanciati e abbinati con armonia.

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5) Metodo di fabbricazione. Da quelli tessuti o annodati a mano a quelli realizzati con telai meccanici: per capire il reale valore del tappeto valutate il rapporto qualità prezzo tenendo presente la lavorazione. I più popolari sono sicuramente i tappeti realizzati a macchina e gli shaggy. I primi si riconoscono per il retro che mostra la trama e l’ordito in tinta unita, mentre gli shaggy hanno il vello lungo circa 10-15 cm d’ispirazione anni ‘60. Entrambe le tipologie hanno tanto successo per la loro resistenza, versatilità e praticità nella manutenzione. 

Nella nostra selezione dedicata ai tappeti troverete tante soluzioni che rispondono a esigenze diverse. Che aspettate a fare un salto?

Sep 08

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